Serena Williams cattiva maestra

Sept 6 2018; New York, NY, USA; Naomi Osaka of Japan celebrates after recording match point against Madison Keys of the USA in a women's semi-final match on day eleven of the 2018 U.S. Open tennis tournament at USTA Billie Jean King National Tennis Center. Mandatory Credit: Robert Deutsch-USA TODAY Sports

Dopo la pausa estiva torna la nostra rubrica MondoPalla.

Ma oggi non parleremo di calcio (ce ne sarà tempo anche durante questa lunga pausa dei campionati) bensì di tennis. E precisamente della finale femminile degli Usa Open, vinta ieri dalla ventenne giapponese Naomi Osaka sulla regina indiscussa del tennis mondiale vale a dire Serena Williams.

Ebbene lo spettacolo offerto ieri dalla Williams, al di là dell’aspetto tennistico e agonistico, è stato indecente, antisportivo e totalmente diseducativo per i milioni di giovani di tutto il mondo che praticano tennis, lavorano duro e sognano di arrivare.

E sinceramente troviamo anche indecente il fatto alcuni giornali stamattina urlino allo scandalo e parlino di una Williams derubata del titolo dello slam americano.

Per chi non ha potuto vedere la partita, una brevissima cronaca.

Primo set vinto nettamente da Naomi Osaka col punteggio di 6-2. Williams fallosa e nervosa. Con una percentuale di prime palle di servizio intorno al 40: una miseria per lei che ha sempre fatto del servizio la sua arma vincente. La Osaka con calma olimpica nel primo set l’ha asfaltata alla grande.

Sul finire del set il primo episodio: dall’angolo della Williams il suo coach le manda un segnale. Sembrava solo un pollice alzato ma in realtà i pollici erano due e indicavano a Serena di tirare più al centro del campo dell’avversaria.

Il giudice arbitro ha interpretato correttamente e ha dato un worning alla tennista americana. Un worning è come un’ammonizione per un calciatore, solo che al contrario del pallone, due worning per motivi diversi non producono effetti pratici.

Col worning però Serena è crollata e ha cominciato a polemizzare con l’arbitro in maniera violenta, parlando della sua onestà ecc. Altro worning poco dopo per la racchetta spezzata sul cemento con la rabbia di aver perso un game in malo modo.

La polemica però non era finita. Serena ha ripreso a starnazzare a voce alta, col pubblico tutto dalla sua parte, contro l’arbitro portoghese. E con la povera Osaka costretta a guardare la sceneggiata.

Secondo set: l’impressione è che la rabbia di Serena abbia prodotto effetti sul suo gioco. Più aggressiva, più precisa, col servizio effficace e potente.

In breve la Williams, che ad ogni cambio di campo continuava la sua litania contro l’arbitro, si è portata sul 3-1 per poi crollare rapidamente e subire la rimonta di una Osaka glaciale ed estremamente efficace col suo tennis. Sul 4-3 per la giapponesina terzo worning per la Williams per una nuova presunta comunicazione col suo angolo.

A questo punto da regolamento a Serena viene tolto un 15.

E qui scoppia il finimondo. La Williams che evidentemente si considera intoccabile aggredisce verbalmente l’arbitro e gli dà del ladro davanti a milioni di persone.

Scatta allora la punizione più dura: penalizzata di un game.

Urla, pianti, strepiti in mondovisione. Dieci minuti di caos totale con Serena impazzita e il pubblico dalla sua parte. Finalmente si riprende e in poche battute Naomi Osaka chiude una partita giocata in maniera magistrale, ma in un clima assurdo, col punteggio dil 6-4.

Premiazione, polemiche, accuse di sessismo da parte di Serena, vittimismo a palate, fino al punto da offuscare il grandissimo successo della Osaka che poverina sembrava la colpevole di tutto.

Con o senza game tolto la Williams avrebbe perso e di brutto. Ha giocato male, ha sbagliato tanto, ha fatto doppi falli a ripetizione.

Il segno del tempo è inesorabile, come inesorabile è l’ ascesa nell’Olimpo del tennis di questa ragazzina ventenne nata in Giappone ma vissuta sempre in Usa. Una forza della natura con la racchetta in mano.

E purtroppo con una Williams cattivissima maestra e pessima interprete dei codici non scritti del tennis. Per una campionessa come lei una pessima pagina di storia del tennis.