S…profondo azzurro

E ci risiamo, o meglio siamo sempre ad un punto morto. A poco è servito il cambio di allenatore e le cinque gare fin qui disputate con Mancini in panchina. A distanza di quasi un anno dalla dolorosa partita con la Svezia che ci è costata i Mondiali, la situazione della nostra Nazionale è ancora più drammatica del previsto.
Ieri sera col Portogallo abbiamo assistito ad una gara che ha fatto venire il nervoso ai tanti tifosi italiani che continuano a disinnamorarsi della maglia azzurra. Sicuramente la causa non è solo quella che il tecnico addita (troppi stranieri nel nostro campionato). E’ vero talento ce n’è poco, i fuoriclasse sono una rarità e i pochi “buoni” giocatori sembrano spaesati e incatenati da moduli di gioco più o meno attuabili.
Ma Mancini anche ieri ha commesso degli errori. Non può continuare a fare esperimenti in gare che comunque valgono i tre punti in una competizione che assegna premi alle quattro formazioni che accedono alla final four (4,5 milioni di euro al primo, 3,5 al secondo, 2,5 al terzo e 1,5 al quarto). Rischiamo figuracce e la retrocessione in Lega B nella prossima edizione.
Dopo le tre amichevoli di inizio giugno, il tecnico doveva presentarsi a questa competizione con un’idea di modulo e un’ossatura di squadra già consolidata che prevedesse l’impiego di almeno otto giocatori certi sugli undici che scendono in campo. Invece ieri ha ancora rivoluzionato la formazione schierando nove giocatori differenti rispetto alla partita con la Polonia con alcuni esordienti. Palese è stata la difficoltà di Lazzari sulla fascia contro un giocatore furbo e veloce come Bruma. Un pò meglio l’altro esordiente, Emerson Palmieri, subentrato nella ripresa. Il centrocampo affidato ancora a Jorginho , unico punto fermo rispetto alla gara precedente, ha sofferto parecchio. Cristante e Bonaventura non sono sembrati i partner ideali per l’ex partenopeo abituato ad avere a fianco “guerrieri” come Allan o Kantè. In avanti poi il tecnico jesino continua a far ruotare i tanti giocatori a disposizione senza affidarsi a un duo o trio d’attacco che riesca a trovare la giusta intesa.
Insomma sembrano lontani i tempi delle notti magiche di Schillaci o del cielo azzurro di Berlino, adesso sembra proprio di assistere ad uno “s..profondo azzurro”!